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Più che fotografo continuo a sentirmi soltanto un girovago curioso, che osserva tutto quello che gli sta intorno (ma che va anche a cercarsi quello che dietro l'angolo non è) per catturarne il senso, trarne un´emozione e provare a raccontarla.

Amo il bianco e nero, quello fatto da altri; personalmente non mi viene di parlarne il linguaggio. Forse perché troppo a lungo la mia terra, la Sicilia, l'ho vista rappresentata col nero di "coppole" e di scialli, col grigio cupo degli sguardi, col bianco assordante di un cielo assolato che qui, invece, é quasi sempre blu.

Inseguo i colori, tutti, nel loro continuo ridefinirsi, nel loro vestire le luci del giorno, nel suggerire aromi e sapori, nell'accendere sensazioni inedite che con i miei scatti provo a raccontare.



 
  Paolo Barone, fotografo Siciliano

 


 Classe 1951, catanese con metà della sua vita vissuta a Bologna prima di tornare in Sicilia. Fotografo per caso dopo aver abbandonato, quasi alla fine, gli studi in Medicina, ha scoperto, sempre insoddisfatto delle tele che “imbrattava” con pennelli e tubetti di colore ad olio, la magia della pellicola oltre trent’anni fa.

E da allora nella fotografia ha riversato tutta la sua ricerca, la sua passione e il suo bisogno espressivo.

Al suo attivo, oltre ad innumerevoli presenze su riviste nazionali ed estere, una nutrita schiera di prodotti editoriali: libri fotografici (sulla Sicilia, l’Emilia Romagna, il Brasile) e brochure divulgative per la promozione territoriale.

Mostre personali in Cina (Pechino), Uruguay (Montevideo), Brasile (San Paolo, Brasilia, Curitiba, Porto Alegre, Rio de Janeiro), Germania (Colonia), Inghilterra (Londra) e in Italia (varie).


 
  dalla Sicilia... 

 
 

 “Alla continua, frenetica scoperta del mondo e della gente, Paolo Barone, fotografo siciliano, non accantona l’amore per la sua terra e la profonda conoscenza di essa che, nello scorrazzarvi in lungo e in largo, s’è lasciato sedimentare addosso. 

I paesaggi della sua Sicilia, le luci, i colori e i sapori che ne ha saputo cogliere per tradurli in immagini sono l’ unico bagaglio che porta con sé ovunque. Per raccontarli e offrirli in cambio delle meraviglie che il mondo continua generosamente a porgere e a mostrare alla sua sensibilità di fotografo, alla sua capacità di fermare in uno scatto intime emozioni.

Della Sicilia, Paolo Barone, ama soprattutto la sua millenaria contaminazione culturale. La diversità intesa come ricchezza di tradizioni, di arte, di valori e di sapori. Mai come paura e smarrimento a fronte della diversità.

Della Sicilia racconta, con la passione dell’amante, ogni scorcio ed ogni meraviglia ma, ogni volta che gli è possibile, il suo racconto indugia sui sapori. Sui segreti antichi della tradizione gastronomica dell’isola. Come se attraverso di essi fosse possibile mettere a nudo le ragioni vere delle identità di oggi, il contesto in cui la storia ha lasciato le sue tracce, il ritmo stesso di tanti accadimenti.”

(Vie del Gusto, marzo 2013)

 
 
  ...alla scoperta del Mondo 
attraverso gli sguardi della gente

 


 L’inizio è stato del tutto casuale quando mi fu chiesto di aderire, in maniera del tutto volontaria e gratuita, ad un progetto di cooperazione con la parrocchia di un missionario calatino a Porto Velho, in Rondonia, Brasile.

Era una favela, un angolo di povertà e di stenti a ridosso della Foresta amazzonica.

Accettai subito la proposta, con leggerezza, senza neanche immaginare quali implicazioni avrebbe avuto su di me e sul prosieguo della mia esperienza professionale, fino a trasformarla in esperienza di vita a tutto tondo.

Il progetto è stato portato al termine con risultati che sono andati oltre ogni ottimistica aspettativa. Dalle foto del reportage e dalle riprese video sono nati un libro e un documentario. 

Il mio archivio si era arricchito di un nuovo, importante capitolo ma… quegli sguardi pieni di speranza che ho letto negli occhi della gente di favela, quella loro semplicità disarmante che rimandava solo alla concretezza dell’essenziale - obbligandomi a ripensare me  stesso in una dimensione nuova, sgombra da tanti vezzi e orpelli, pulita - sono rimasti indelebili nella mia mente.

E quegli sguardi, da allora, ho cominciato ad inseguire, a cercare e a cogliere ovunque il mio vagabondaggio professionale mi portava: oltre il Brasile, oltre i continenti, oltre le distanze dello spazio, per incontrare, attraversando occhi e visi sconosciuti, l’anima della gente.

Rivedere quegli scatti – tutti realizzati solo dopo un sorriso d’intesa, mai rubati – mi rimette continuamente in viaggio, mi restituisce il sapore dell’avventura più estrema, gli echi e il significato di parole sconosciute, la voglia di pensare ad un domani migliore lanciando lo sguardo oltre i confini della nostra comoda, sazia, obesa cecità.

Paolo Barone